Una Cina che accumula oro da anni
Da oltre un decennio, la Cina ha ridotto la sua dipendenza dalle riserve in dollari, vendendo titoli di Stato USA e reinvestendo in asset più stabili e tangibili come l’oro. Al primo trimestre del 2025, le riserve auree ufficiali della PBOC hanno raggiunto le 2.292 tonnellate, con un incremento di 12,8 tonnellate solo nei primi tre mesi dell’anno. Ad agosto 2025, il totale ha superato le 2.302 tonnellate, segnando il decimo mese consecutivo di acquisti. Questa “furia aurea” non è casuale: l’oro rappresenta un hedge contro l’inflazione, le sanzioni internazionali e la volatilità del dollaro, che ancora domina il 58% delle riserve globali delle banche centrali.

La strategia si inserisce nel quadro più ampio dei BRICS (Brasile, Russia, India, Cina, Sudafrica), che dal 2023 stanno esplorando alternative al sistema SWIFT dominato dagli USA. Contratti energetici con Russia e India denominati in yuan o rubli, pagamenti in valute locali per il commercio con l’Arabia Saudita: questi sono i mattoni di un ecosistema multipolare. L’oro, con la sua neutralità storica, funge da “ancoraggio” per rafforzare lo yuan e ridurre i rischi legati alle fluttuazioni del dollaro.
La proposta PBOC: Facilitare l’accesso all’oro per i cittadini
Al cuore della notizia c’è la bozza di riforma regolatoria diffusa dalla PBOC il 12 settembre, aperta a feedback pubblico fino al 13 ottobre. La proposta mira a semplificare le procedure per importazioni ed esportazioni di oro e prodotti aurei, ma con un focus innovativo: estendere i benefici anche ai privati cittadini. Ecco i dettagli chiave:
- Permessi multi-uso estesi: I “permessi non a lotto singolo” – che permettono di coprire più sdoganamenti con una sola licenza – vedranno la validità passare da sei a nove mesi, senza limiti di utilizzo durante quel periodo. Questo ridurrà drasticamente la burocrazia per importatori e acquirenti individuali.
- Più porti autorizzati: Il numero di uffici doganali abilitati salirà da 10 a 15, facilitando il flusso di oro attraverso più gateway logistici.
- Riduzione della carta: Meno documenti e processi di approvazione più rapidi per transazioni transfrontaliere, un’evoluzione delle riforme iniziate nel 2016.
Questi cambiamenti non implicano un aumento indiscriminato delle importazioni – la PBOC manterrà il controllo sui volumi totali – ma renderanno l’oro più accessibile per i cinesi comuni. Oggi, l’acquisto di oro fisico è regolato da licenze complesse, spesso limitate a investitori istituzionali o grandi commercianti. Con questa easing, Pechino punta a democratizzare l’investimento aureo, incoraggiando i risparmiatori a diversificare i portafogli personali lontano dal dollaro. Immaginate: un cittadino medio che acquista lingotti o monete d’oro tramite app bancarie, senza permessi speciali. È un messaggio chiaro: l’oro non è più solo per le élite, ma uno strumento di sovranità economica per tutti.
La dedollarizzazione in azione: Impatti economici e geopolitici
Perché l’oro? In un’era di guerre commerciali e sanzioni – pensate alle restrizioni USA su Huawei o alle tensioni su Taiwan – il dollaro è diventato un’arma politica. La Cina, con 759 miliardi di dollari in titoli USA al Q1 2025 (il minimo dal 2009), sta riducendo l’esposizione: vendite graduali di Treasuries, sostituite da oro e altre valute come euro e yuan. Questo non è un “dump” improvviso, che danneggerebbe anche Pechino (apprezzamento dello yuan e perdite esportative), ma una transizione calcolata.
| Indicatore | Valore attuale (2025) | Trend |
|---|---|---|
| Riserve auree PBOC | 2.302 tonnellate | +21 tonnellate YTD |
| Quota oro nelle riserve globali Cina | ~5% (da 2% nel 2010) | In aumento |
| Prezzo oro | $3.508/oz | +33% YTD |
| Holdings USA Treasuries Cina | $759 miliardi | -5% dal 2021 |
Questi dati mostrano una traiettoria chiara: l’oro come “valuta di riserva alternativa” per un ordine finanziario post-dollaro. Analisti di J.P. Morgan notano che la dedollarizzazione è accelerata dal 2023, con banche centrali globali che allocano il 20%+ delle riserve in oro (contro il 10% del 2010). Per la Cina, questo significa rafforzare lo yuan come valuta di commercio internazionale, già usata nel 20% delle sue transazioni estere.
Prospettive future: Un mondo multipolare all’orizzonte?
La proposta PBOC è ancora in fase di consultazione, ma il consenso tra esperti è che verrà approvata con modifiche minime. Se implementata entro fine 2025, potrebbe spingere la domanda di oro cinese – già il 20% del mercato globale – verso nuovi record, sostenendo i prezzi e accelerando la transizione verde (l’oro come asset “etico” contro il debito USA). Tuttavia, rischi ci sono: un eccesso di acquisti potrebbe gonfiare bolle speculative, o tensioni con Washington potrebbero portare a ritorsioni.
In fondo, questa strategia riflette la visione di Xi Jinping: una Cina resiliente, autosufficiente e leader in un mondo multipolare. Mentre l’Occidente dibatte su tagli ai tassi Fed, Pechino scommette sull’oro eterno. La domanda è: il dollaro resisterà, o assisteremo alla nascita di un’era aurea? Solo il tempo e i mercati lo diranno.

