Il caso Nvidia: l’accordo che non c’era
Secondo quanto riportato dal Wall Street Journal, il presunto investimento da 100 miliardi di dollari di Nvidia in OpenAI risulta oggi completamente bloccato. L’operazione, annunciata con grande enfasi nel settembre scorso, non sarebbe mai stata vincolante.
Jensen Huang avrebbe chiarito in ambienti industriali che l’accordo non era finalizzato, ridimensionandolo di fatto a una dichiarazione d’intenti. Un chiarimento che ha avuto l’effetto di raffreddare la narrativa che aveva contribuito a sostenere le valutazioni di OpenAI negli ultimi mesi.
Una corsa ai capitali senza precedenti
Nonostante ciò, Sam Altman continua un roadshow globale per raccogliere altri 100 miliardi di dollari, con una valutazione stimata di circa 830 miliardi.
Amazon sarebbe in trattativa fino a 50 miliardi, mentre SoftBank (dopo aver chiuso un’operazione da 41 miliardi) starebbe valutando ulteriori 30 miliardi. Il Financial Times ha definito OpenAI una “era-defining money furnace”: un’azienda che brucia capitale a ritmi senza precedenti.

I numeri del burn rate
Le proiezioni parlano chiaro:
- 8 miliardi di cash burn nel 2025
- 17 miliardi nel 2026
- 35 miliardi nel 2027
- 47 miliardi nel 2028
Il consumo cumulato di cassa entro il 2029 raggiungerebbe 115 miliardi di dollari. A fronte di 13 miliardi di ricavi nel 2025, la valutazione implica un multiplo di circa 65 volte il fatturato. Un livello che non trova precedenti nemmeno al picco della bolla delle SaaS del 2021, quando Snowflake arrivò a 50x prima di perdere oltre il 60% del valore.
Promesse strategiche non mantenute
Nel maggio 2024 Altman dichiarava che la pubblicità era una “ultima spiaggia” e che l’idea di unire advertising e AI lo inquietava profondamente.
Meno di due anni dopo, ChatGPT introduce la pubblicità. Un cambio di rotta che molti leggono come segnale di pressione finanziaria crescente.
Ancora più rilevante è la trasformazione della governance. OpenAI nasce come organizzazione no-profit, con la missione di “beneficiare l’umanità”. Oggi:
- la fondazione controlla solo il 26%
- Microsoft il 27%
- dipendenti e investitori il 47%
Una distanza significativa rispetto alle dichiarazioni originarie dei fondatori, che parlavano di valore restituito in larga parte alla collettività.
Il capitolo Worldcoin
Nel dibattito attorno a OpenAI pesa anche un altro progetto legato a Sam Altman: Worldcoin. L’iniziativa mira a creare un’identità digitale globale attraverso la scansione dell’iride, offrendo in cambio una ricompensa in criptovaluta. L’obiettivo dichiarato è distinguere esseri umani e intelligenze artificiali in un mondo sempre più automatizzato.
Tuttavia, il progetto ha incontrato forti resistenze regolatorie: autorità di diversi Paesi, tra cui Kenya, Spagna, Portogallo e Indonesia, hanno imposto sospensioni, indagini o richieste di cancellazione dei dati biometrici raccolti, sollevando dubbi su consenso informato, privacy e proporzionalità. Pur essendo formalmente separato da OpenAI,
Worldcoin contribuisce ad alimentare interrogativi più ampi sulla gestione dei dati sensibili, sul rapporto con le istituzioni e sul rischio reputazionale dell’ecosistema costruito attorno ad Altman.

Crescita necessaria, crescita improbabile
Secondo le stime, OpenAI raggiungerebbe il cash flow positivo non prima del 2029-2030, assumendo 200 miliardi di dollari di ricavi annui. Ciò richiederebbe una crescita del 70–75% all’anno per cinque anni consecutivi — un’impresa riuscita a pochissime aziende nella storia.
Nel frattempo la quota enterprise sarebbe scesa dal 50% al 34%, e la concorrenza si fa sentire sempre di più con Anthropic e Google che stanno recuperando terreno e le AI cinesi che avanzano con costi marginali di gran lunga più bassi rispetto alle AI “occidentali”.
Nel 2028 OpenAI prevede 74 miliardi di perdite operative, mentre alcuni concorrenti puntano già al pareggio.
Un rischio che va oltre OpenAI
Se la narrativa su OpenAI dovesse incrinarsi in modo strutturale, l’impatto non resterebbe confinato alla società. Il rischio di effetto domino riguarda:
- Microsoft
- Oracle
- ARM / SoftBank
- CoreWeave, Nebius
- l’intera filiera dei semiconduttori, da KLAC e LRCX fino a MU, WDC e STX
Il punto chiave è che OpenAI non è solo una startup: è diventata un nodo centrale dell’allocazione di capitale globale sull’AI.
Conclusione
L’intelligenza artificiale è una rivoluzione reale.
Ma le rivoluzioni tecnologiche non sono immuni dalle leggi della finanza.
Valutazioni estreme, burn rate fuori scala e dipendenza continua da nuovi capitali non sono dettagli trascurabili: sono il cuore del rischio. Ed è su questo terreno che il mercato sta iniziando a interrogarsi.
E quando i mercati iniziano a fare domande, di solito non lo fanno senza motivo.

