Guerra ibrida e influenza sui social media
Oggi più che mai, la capacità di influenzare la percezione pubblica è fondamentale. Questa competenza rientra negli strumenti della guerra ibrida, in cui un requisito essenziale per l’agilità e l’efficacia geopolitica consiste nel raggiungere obiettivi strategici senza un conflitto aperto su larga scala. A tal fine, i social media sono diventati un campo di battaglia chiave per l’influenza: studi accademici e di difesa confermano che piattaforme come Twitter/X vengono «ampiamente utilizzate […] per influenzare le credenze e gli atteggiamenti dei pubblici target, e persino per mobilitarli all’azione». Gli attori statali sono quindi in grado di schierare vasti numeri di account automatizzati o falsi progettati per diffondere propaganda, seminare confusione e propagare narrazioni false.
Le proteste in Iran 2025–2026: malcontento economico e diffusione
Il 28 dicembre 2025, un gruppo di commercianti nel Grand Bazaar storico di Teheran ha chiuso le proprie bancarelle in segno di protesta dopo che il rial iraniano aveva perso quasi la metà del suo valore nell’arco dell’ultimo anno. Alla fine del 2025, il tasso di inflazione mensile in Iran è stato riportato superiore al 40%, con Reuters che ha segnalato un aumento del 48,6% a ottobre 2025. Questa crescente pressione economica, aggravata dalle sanzioni totali statunitensi contro il regime, ha scatenato indignazione pubblica. Video e testimonianze oculari (verificate da agenzie di stampa) hanno mostrato folle in luoghi come Azna, Kermanshah e Zahedan intonare slogan quali «Morte al dittatore» e deturpare simboli del regime. Entro gennaio 2026, il movimento si era diffuso nelle università e nei quartieri di Teheran, con mercati e atenei che si univano in solidarietà. Gruppi per i diritti umani hanno riferito a Reuters che nei primi nove giorni di questa ondata di proteste almeno 25 manifestanti sono stati uccisi negli scontri con le forze di sicurezza.
Iran Rial Hits Record Low, Tehran Sees Protests Over Soaring Prices – Bloomberg
Il presidente Masoud Pezeshkian, figura riformista, ha immediatamente riconosciuto le difficoltà del pubblico e promesso dialogo, adottando concessioni tattiche. A questo proposito, la risposta governativa ha riconosciuto la gravità e soprattutto la natura diversa di queste proteste, prive di leader e concentrate su questioni di pane quotidiano, a differenza dei precedenti movimenti iraniani (ad es. le proteste Verdi del 2009 o le manifestazioni «Donna, Vita, Libertà» del 2022-23). Data questa contingenza di fattori e il precedente di operazioni israeliane simili, il rischio di interferenza straniera israeliana appare altamente rilevante. Verranno analizzati due casi distinti.
Le campagne di influenza israeliane sui social media
Nel mezzo di questa turbolenza, ricercatori indipendenti hanno documentato una sofisticata campagna informativa collegata a Israele sui social media, diretta al pubblico iraniano. Nell’ottobre 2025, il Citizen Lab dell’Università di Toronto ha riferito su una rete da loro denominata “PRISONBREAK”, composta da circa 50 account Twitter/X inautentici e siti correlati. Questi account, molti dei quali con nomi di persona in farsi/persiano e foto profilo generate da IA, spingevano narrazioni anti-regime verso gli iraniani. Le principali conclusioni del Citizen Lab includono:
- PRISONBREAK era abilitata dall’IA e coordinata, attiva dal 2023 ma con un’intensificazione dopo gennaio 2025
- Diffondeva contenuti che incoraggiavano gli iraniani a ribellarsi contro il regime clericale
- La campagna si sincronizzava con gli attacchi militari israeliani di giugno 2025, pubblicando persino contenuti durante quegli attacchi
I ricercatori concludono che la rete è «più coerente con un’agenzia non identificata del governo israeliano, o con un sub-contractor operante sotto la sua stretta supervisione».
In pratica, la rete PRISONBREAK produceva testo, immagini, audio e video manipolati dall’IA. Durante l’attacco israeliano del 23 giugno 2025 alla prigione di Evin a Teheran (che ospita detenuti politici), gli account PRISONBREAK hanno iniziato immediatamente a twittare falsi resoconti di testimoni oculari e video. Il Citizen Lab dimostra che alle 12:05 (ora locale), mentre il bombardamento era ancora in corso, un account inautentico (@KarNiloufar) ha pubblicato un video generato dall’IA che pretendeva di mostrare le esplosioni a Evin. Questo footage deepfake è stato rapidamente ricondiviso, ingannando brevemente diverse testate giornalistiche. Pochi minuti dopo, la rete ha esplicitamente invitato le persone a Teheran a marciare verso Evin per «liberare i prigionieri», sostenendo falsamente che l’area fosse sicura. Sebbene questi messaggi non abbiano innescato una vera evasione dalla prigione, esemplificano come la campagna abbia sfruttato eventi reali per spingere una narrazione di cambio di regime in tempo reale.
CyberScoop riferisce che PRISONBREAK «utilizzava abitualmente» immagini e video generati dall’IA per creare post sensazionalistici, ad esempio un clip ampiamente circolato (probabilmente alterato dall’IA) mostrava una fila a un ATM che improvvisamente esplodeva in una sommossa, sovrapposta a slogan come «La Repubblica Islamica ha fallito!». Decine di gruppi Telegram e altri canali legati all’operazione riecheggiavano temi simili: falsi segmenti di BBC Persian, deepfake di funzionari e messaggi amplificati da bot che lodavano Reza Pahlavi o incitavano alle proteste.

Le fughe di Handala e l’amplificazione coordinata da bot su X
Un’illustrazione concreta di questa dinamica è emersa all’inizio di gennaio 2026, quando il gruppo hacker Handala ha affermato di aver compromesso un telefono sicuro appartenente a Mehrdad Rahimi, un individuo presentato dalle autorità iraniane come un asset segreto dell’intelligence israeliana. Handala ha pubblicato quella che ha descritto come una lista di contatti di oltre 600 individui presumibilmente collegati alle reti del Mossad all’interno dell’Iran, presentando la fuga di notizie come prova che strutture di intelligence straniere fossero integrate negli ecosistemi organizzativi delle proteste. Contemporaneamente, account in lingua persiana attribuiti al Mossad su Twitter/X incoraggiavano apertamente gli iraniani a «scendere in strada», con messaggi ampiamente amplificati attraverso ricondivisioni coordinate e sospetti account automatizzati.
Implicazioni e scenari
L’uso dei social media come strumento di influenza ibrida durante periodi di disordini interni comporta significative implicazioni strategiche che vanno oltre il ciclo immediato delle proteste. Innanzitutto, emerge la necessità di un’analisi del rischio. A questo riguardo, i funzionari iraniani stanno svolgendo un ottimo lavoro nel rafforzare la narrazione di lunga data del regime secondo cui il dissenso domestico è principalmente frutto di interferenza straniera piuttosto che di fallimenti strutturali di governance, rafforzando potenzialmente le istituzioni di sicurezza più intransigenti e legittimando una repressione più ampia. Tali dinamiche possono ridurre lo spazio politico disponibile per attori riformisti e società civile, aumentando al contempo la probabilità che future proteste incontrino una contenimento più rapido e più energico.
A livello regionale, questo tipo di minacce cibernetiche potrebbe essere considerato parte di una strategia coercitiva più ampia, in grado di provocare risposte di rappresaglia da parte dei proxy iraniani. Di conseguenza, questo genere di campagna ibrida comporta un significativo rischio di escalation che fuoriesce dal mondo digitale.
Oltre a queste considerazioni di sicurezza, occorre focalizzarsi sulla degradazione dell’ambiente informativo e sulla relativa facilità con cui può essere manipolato. Il confine tra mobilitazione politica organica e discorso esternamente manipolato diventa sempre più opaco, erodendo la fiducia pubblica nella comunicazione digitale e complicando gli sforzi per valutare l’autenticità e la scala del dissenso, con conseguenze più ampie in termini di priorità politiche internazionali e di equilibrio geopolitico.
Operazioni come PRISONBREAK e l’esempio più recente evidenziano l’emergere di una corsa agli armamenti dell’influenza abilitata dall’IA. A questo punto è lecito affermare che le operazioni di influenza guidate dai social media stanno diventando una caratteristica strutturale della nuova competizione geopolitica contemporanea. Una competizione geopolitica che, prima di qualsiasi ulteriore adeguamento tecnico in termini di strumenti di gestione delle crisi, richiede una capacità analitica e politica profondamente sfumata per navigare la complessità attraverso escalation, legittimità e intervento.

