Framework teorico
Attualmente, la finanza islamica rappresenta la più rilevante forma di finanza ispirata alla
fede. Ogni suo aspetto deve essere coerente con la Shariʿah (legge islamica). Le regole, i
principi e le prassi operative derivano da fonti primarie (il Corano, libro sacro, e la Sunnah,
tradizioni e consuetudini del Profeta Muhammad) e da fonti secondarie (il consenso degli
studiosi, ijmāʿ; l’analogia giuridica, qiyās; e lo sforzo interpretativo, ijtihād). Le
interpretazioni del diritto islamico sono molteplici e si inquadrano anche nell’ambito dei
Maqāṣid alSharīʿah (finalità della legge), ovvero gli obiettivi complessivi della normativa
sacra. A tal riguardo, viene spesso richiamata la posizione di Ibn ʿĀshūr, secondo cui il
principio generale (maqṣad ʿāmm) della legislazione islamica è la preservazione
dell’ordine sociale e del benessere (ṣalāḥ) della comunità, promuovendo rettitudine e
progresso. In questo quadro, l’economia islamica può essere definita come un’economia
di mercato in cui massimizzazione del profitto, concorrenza e interesse personale sono
riconosciuti e consentiti, purché non compromettano il conseguimento del benessere
pubblico. Ne discende che giustizia sociale ed equità rappresentano concetti cardine. Tali
obiettivi sono perseguiti, sul piano teorico, mediante un modello di mercato basato sulla
condivisione del rischio. In generale, si privilegiano investimenti a partecipazione agli utili e
strumenti di equity; i debiti non sono esclusi, ma sono leciti quando scaturiscono dalla
vendita o locazione di un bene reale.
Redistribuzione della Ricchezza
Prima di esaminare le principali proibizioni che caratterizzano la struttura della finanza
islamica, è utile richiamare alcuni strumenti di redistribuzione della ricchezza, che mirano a
rafforzare coesione sociale e inclusione: Zakah, Waqf, Ṣadaqa, Qard Ḥasan ed eredità.
Zakah
La Zakah ha un rilievo religioso fondamentale: è uno dei cinque pilastri dell’Islam e
consiste, in termini generali, in un prelievo del 2,5% sul patrimonio netto, destinato a
finalità caritative. Oggi la sua obbligatorietà a livello statale riguarda soltanto alcuni paesi
musulmani e, in via ordinaria, è considerata un dovere individuale. In ambito corporate,
secondo gli standard di organismo di riferimento (AAOIFI), la Zakah è dovuta solo se
prevista dalla legge del paese, se inserita nell’atto costitutivo o se deliberata
dall’assemblea degli azionisti.
Waqf
Il Waqf è un lascito caritatevole durevole (spesso immobiliare) destinato a servizi sociali e
religiosi per la comunità. È impiegato con frequenza nella microfinanza islamica e
nell’assicurazione cooperativa (takaful), con l’obiettivo di sostenere finalità pubbliche e
mutualistiche.
Ṣadaqa
La Ṣadaqa è una forma di beneficenza di natura volontaria e privata. In ambito finanziario,
è spesso utilizzata per sostenere programmi di microcredito senza interessi, con chiari
effetti inclusivi per soggetti non bancabili.
Qard Ḥasan
Il Qard Ḥasan è un prestito benevolo, privo di interessi e di garanzie, erogato per aiutare
chi si trovi in necessità (iḥsān). Alcune banche interpretano i depositi a vista come Qard
Ḥasan, con obbligo di restituzione del capitale su richiesta del depositante.
Eredità
Le regole ereditarie sono trattate con grande dettaglio nel diritto islamico. In linea
generale, fino a un terzo del patrimonio può essere disposto per testamento, mentre il
residuo deve essere devoluto agli eredi legittimi secondo quote prestabilite. Il sistema è
talvolta criticato per la possibile frammentazione del capitale, con effetti di freno
sull’accumulazione di ricchezza e sulla stabilità di partnership imprenditoriali di lungo
periodo.

Principi Islamici
La specificità della finanza islamica si manifesta in una serie di divieti e prescrizioni che la
distinguono dalla finanza convenzionale. I principali profili sono: divieto di Riba, divieto di
Gharar, divieto di Maysir e interdizione di investimenti in attività contrarie alla legge
islamica.
Divieto di Riba
Il termine Riba, etimologicamente collegato all’idea di incremento o eccedenza, è stato
oggetto di approfondite elaborazioni giuridiche e teologiche. In accezione moderna, indica
qualsiasi incremento ingiustificato del capitale in uno scambio di beni o in un prestito,
indipendentemente dalla misura dell’interesse o dalla natura delle parti. Tradizionalmente
si distinguono due categorie: Riba alfaḍl (eccedenza nello scambio) e Riba alnasīʾah
(incremento nel tempo sul debito), quest’ultima riconducibile a interessi fissi o
predeterminati applicati a un prestito monetario in funzione del tempo. La Shariʿah
proibisce la remunerazione certa del capitale nelle operazioni di puro prestito: il
finanziatore, per essere in linea con i principi islamici, diviene investitore e condivide il
rischio dell’iniziativa; in caso di successo partecipa agli utili, mentre in caso di insuccesso
condivide le perdite secondo regole pattuite.
Divieto di Gharar
Gharar è spesso tradotto come incertezza, rischio o alea contrattuale. Nella prospettiva
della Shariʿah, il divieto mira a evitare situazioni in cui l’oggetto del contratto, il prezzo o
elementi essenziali risultino indeterminati o ignoti alle parti, creando asimmetrie
informative e potenziali abusi. In finanza moderna, vengono frequentemente richiamati
come esempi problematici la vendita allo scoperto, talune tipologie di derivati e attività
speculative che si basano sull’indeterminatezza dell’oggetto o del prezzo. L’obiettivo del
divieto è ridurre controversie, tutelare le parti contraenti e prevenire lo sfruttamento
unilaterale.
Divieto di Maysir
Maysir è comunemente associato al gioco d’azzardo e, per estensione, a qualunque
attività in cui il guadagno derivi dal mero caso, dalla speculazione o da congetture prive di
fondamento economico. Operazioni azionarie di brevissimo periodo e taluni strumenti
derivati, quando utilizzati con finalità meramente speculative e dipendenti da eventi casuali
o da livelli di rischio eccessivi, possono ricadere nell’ambito del Maysir.
Divieto di Investimenti Contrari alla Legge Islamica
La finanza islamica vieta investimenti in settori o prodotti ritenuti illeciti (ḥarām), tra cui:
alcolici, carne suina, pornografia, armi, oltre a strumenti finanziari a reddito fisso basati su
interessi. Il criterio sottostante è la salvaguardia dell’interesse pubblico (maṣlaḥa) e della
coerenza etica dell’attività economica con i valori promossi dalla Shariʿah.
Conclusioni
La finanza islamica si distingue per una visione integrata di etica, diritto e pratica
economica. Attraverso la centralità dei Maqāṣid alSharīʿah e strumenti come la
condivisione del rischio, essa propone un modello orientato alla giustizia sociale e alla
stabilità sistemica. Pur confrontandosi con sfide interpretative e operative, il settore offre
un insieme coerente di regole e meccanismi (dalla disciplina del debito alla gestione del
rischio contrattuale) che possono contribuire a un sistema finanziario più resiliente e
ancorato all’economia reale.
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Fonti
AAOIFI. (2017). Shari’ah Standards. Accounting and Auditing Organization for Islamic
Financial Institutions.
Hameed. S. (2009). Understanding Islamic Finance: Principles and Practices. Kuala
Lumpur: ResearchGate Publications.
Iqbal e Molyneux. Iqbal, M., e Molyneux, P. (2005). Thirty Years of Islamic Banking:
History, Performance and Prospects. Basingstoke: Palgrave Macmillan.
Ibn ʿĀshūr. M. T. (1973). Maqāṣid alSharīʿah alIslāmiyyah. Tunis: alDār alTūnisiyyah
lilNashr.
Mihajat. M. I. S. (2012). Principles of Islamic Banking and Finance. Kuala Lumpur:
International Islamic University Malaysia (IIUM).

