La Ferrari in picchiata in Borsa dopo il Capital Markets Day 2025: il titolo ha perso oltre il 13% in un solo giorno. Gli investitori hanno reagito con delusione ai nuovi obiettivi finanziari al 2030 e alla strategia più prudente sull’elettrico, scatenando la peggior seduta della storia recente del Cavallino Rampante.
Il giorno del crollo
Il 9 ottobre 2025, a Piazza Affari, Ferrari ha perso circa 13 miliardi di euro di capitalizzazione in poche ore, segnando la peggior seduta di sempre per il titolo.
I nuovi obiettivi finanziari per il 2030 — ricavi intorno ai 9 miliardi di euro, EBITDA oltre 3,6 miliardi e margini leggermente rivisti al ribasso — sono risultati inferiori alle attese del mercato, che stimava numeri ben più ottimistici.
In un contesto di valutazioni elevate e aspettative altissime, la reazione è stata immediata: vendite a valanga e correzione violenta del titolo in Borsa.
Perché Ferrari è crollata in Borsa
Il crollo non è stato causato dal lancio della Ferrari elettrica, ma dal modo in cui il mercato ha interpretato il messaggio di Maranello.
Dietro la Ferrari in picchiata in Borsa ci sono tre motivi chiave:
1. Target finanziari sotto il consenso
Gli analisti si aspettavano un’accelerazione della crescita, ma i nuovi obiettivi al 2030 sono apparsi troppo prudenti.
In particolare, le previsioni di utile operativo e di ricavi sono state percepite come un “rallentamento” rispetto al potenziale del marchio.
2. Strategia sull’elettrico più cauta del previsto
Ferrari ha confermato che solo il 20% delle vendite del 2030 sarà full electric, mentre il resto sarà diviso tra modelli ibridi e a combustione tradizionale.
Una scelta coerente con il DNA del brand, ma che ha deluso chi si aspettava una svolta più decisa verso la mobilità elettrica e sostenibile.
3. Valutazioni elevate e pressione competitiva
Con un P/E superiore a 40, Ferrari era già considerata una delle aziende più care del listino europeo.
Quando i target non superano le attese, la correzione è inevitabile.
A pesare ci sono anche le nuove sfide dei produttori cinesi e la concorrenza crescente nel settore delle supercar elettriche.

La reazione dei mercati: da entusiasmo a realismo
La Ferrari in picchiata in Borsa segna un punto di svolta nella percezione del titolo.
Gli investitori, abituati a performance perfette, si sono trovati davanti a una strategia più “umana”: meno crescita esplosiva, più stabilità e controllo dei margini.
È una visione industrialmente sensata, ma non è quella che il mercato sognava.
La Ferrari elettrica, simbolo di innovazione, è stata quindi paradossalmente associata a una fase di prudenza finanziaria: una scelta giusta nel lungo periodo, ma penalizzante nel breve per chi puntava su multipli da “growth stock”.
I numeri in breve
- 📉 Calo giornaliero: circa -13%, record negativo storico
- 💸 Capitalizzazione persa: oltre 13 miliardi di euro
- 🏭 Ricavi 2030: circa 9 miliardi di euro
- ⚙️ EBITDA 2030: ≥ 3,6 miliardi di euro
- ⚡ Quota elettrica: 20% EV, 40% ibridi, 40% termici
- 📊 Guidance 2025: ricavi ≥ 7,1 mld €, EBITDA adj > 2,7 mld €
E adesso?
Il crollo non cambia la solidità di Ferrari, ma ridefinisce le aspettative del mercato.
La società di Maranello rimane un simbolo del lusso mondiale e un colosso di redditività, ma ora dovrà dimostrare che la sua transizione elettrica può convivere con la redditività leggendaria che l’ha sempre contraddistinta.
Nei prossimi mesi, occhi puntati su:
- Nuovi ordini per i modelli ibridi ed EV
- Margini industriali nel 2026
- Reazioni dei mercati internazionali al lancio della Ferrari elettrica 2026
Conclusione
Il crollo del titolo Ferrari non è stato un incidente, ma un reset di aspettative.
Il mercato ha ricordato a Maranello che, in finanza, la perfezione è l’unica misura accettata.
La Ferrari in picchiata in Borsa non è la fine di un mito, ma il segnale di una transizione complessa: quella di un marchio leggendario che deve imparare a elettrificarsi senza perdere la propria anima.

